È una situazione grave e preoccupante quella che emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia su “L’economia della Sicilia”, presentato alla Facoltà di Economia dell’università di Messina. Il 2009 è stato un anno nero per la Sicilia, come per il resto d’Italia. Gli effetti della crisi economica internazionale non hanno risparmiato la nostra regione che ha registrato cali, anche elevati, in tutti i settori.
In una situazione generale, nella quale l’Italia vive momenti difficili per quanto riguarda l’economia (il PIL è sceso di 6 punti), la Sicilia non sta meglio. Tra i settori più colpiti, l’industria, l’edilizia e il turismo, con un netto calo del fatturato, degli investimenti e delle presenze turistiche sia di italiani che di stranieri. Percentuali che sono anche più basse rispetto al 2007, ma si prevede una ripresa entro la fine del 2012.
Non poche le difficoltà di fare impresa, a causa dell’eccessiva legislazione, degli oneri burocratici e dell’elevata corruzione nel sistema. Imprese che fanno meno ricorso al credito bancario, altro settore che risente degli effetti della crisi. Infatti, se da un alto si riduce la richiesta, dall’altro, è diminuita anche l’offerta delle banche, più rigide alla concessione. Inoltre, anche le famiglie hanno ridotto la richiesta di mutui per l’acquisto della prima casa.
I dati più negativi, però, riguardano l’occupazione, che scende per il terzo anno consecutivo. Il tasso di disoccupazione è del 14%, il peggiore in Italia, e anche il tasso di occupazione è più basso rispetto alla media nazionale. L’incontro si è concluso con l’intervento di Francesco Vermiglio, docente della Facoltà di Economia che, analizzando i dati del rapporto, ha parlato di un’economia malata che ha bisogno di una terapia d’urto e di interventi coordinati per individuare le possibilità di recupero e di rilancio. Attualmente, i giovani tra i 15 e i 30 anni non hanno prospettive nel futuro e questo è uno dei dati più allarmanti.